ANALISI DELL’EVOLUZIONE DI DUE CELLE TEMPORALESCHE

Lo scorso martedì 17 Luglio 2018 abbiamo assistito alla nascita di due celle temporalesche nel nostro territorio a poca distanza l’una dall’altra sia temporale che territoriale. La “stranezza”, se così vogliamo chiamarla, è che hanno avuto, ad apparente parità di condizioni, un’evoluzione molto differente.

Partiamo dalla prima cella nata nelle prime ore del pomeriggio tra la Valle del Chiampo e la Valle dell’Agno in provincia di Vicenza

Dopo mezz’ora il “core” precipitativo (centro delle precipitazioni) è rimasto sostanzialmente nella stessa posizione, mentre la massa di nimbostratus cumulonimbogenitus costituente la porzione superiore della torre della cella temporalesca si è mossa verso Est, in accordo con il flusso principale delle correnti in quota.

Dopo un’ulteriore mezz’ora, il “core” precipitativo della cella vicentina si è dissolto, mentre la porzione superiore della torre ha proseguito indisturbata il suo moto verso Est mantenendo immutate le sue caratteristiche di riflettività al radar:

A questo punto, nella zona di Noale (provincia di Venezia) nasce una nuova cella temporalesca. Essa è visibile nello scatto radar qui sopra: si tratta di quel “circoletto” verde e giallo a destra della massa superiore della torre nata nelle Prealpi Vicentine e in traslazione verso Est.

Di seguito lo scatto radar dopo 10 minuti. In esso si osserva la cella veneziana prendere vigore e la cella vicentina smorzarsi sempre più.

La “stranezza” avviene ora. Nello scatto successivo vediamo la cella veneziana traslare verso Est esattamente come la vicentina. Tuttavia, a differenza della vicentina, dal radar si vede che, come si poteva vedere anche ad occhio nudo, a differenza della vicentina essa trasla verso Est in tutta la sua altezza, non solo la porzione degli strati superiori. In altri termini, della cella veneziana sono traslati verso Est non solo i nimbostratus cumulonimbogenitus costituente la porzione superiore della torre costituente la cella temporalesca, ma anche il core precipitativo (ossia gli strati inferiori). Ovviamente la stranezza non risiede nella traslazione completa in sé, ma nel fatto che nel giro di meno di un’ora due celle temporalesche nel nostro territorio e in condizioni apparentemente identiche hanno avuto un’evoluzione così differente.

Alla fine anche la cella temporalesca veneziana si è esaurita ben prima di raggiungere la laguna:

Riassumendo: la cella temporalesca nata sulle Prealpi Vicentine è rimasta statica nel suo core precipitativo, esaurendosi sul posto. Essa ha assunto traslazione solo nella sua porzione superiore.
Al contrario, la cella temporalesca nata in piena pianura invece è traslata in tutto il suo spessore.
A questo punto l’ipotesi che ci sentiamo di proporre è che la seconda cella sia stata sottoposta ad un flusso non disturbato dai rilievi. In altri termini, i rilievi avrebbero agito, a nostro parere, da disturbo per il flusso favorente la traslazione verso Est.
Se è pur vero che stiamo parlando di traslazione delle condizioni di instabilità e non dei nuclei precipitativi, è anche vero che in una giornata come quella di martedì 17 Luglio 2018, con quelle condizioni meteo, questa sembra essere la spiegazione più realistica.

A cura di Davide Rosa